Le pressioni esercitate dalla rinnovata tempesta finanziaria e, di conseguenza, dai potentati economici della Unione Europea hanno costretto il Governo Italiano ad emanare una manovra economica bis finalizzata a tappare i buchi neri provocati dalla speculazione e a salvaguardare i conti dello Stato.
Tutto regolare fin qua, ma la sorpresa negativa è rappresentata dai contenuti della nuova manovra; difatti, il Governo Italiano non ha trovato nulla di meglio che tornare a colpire i soliti noti in un crescendo di norme che, basate su un FISCO INEFFICIENTE, non possono che amplificare l'iniquità di trattamento tra coloro che le tasse già le pagano e quelli che le eludono o le evadono sfruttando tutti i meccanismi da azzeccagarbugli che la normativa italiana offre loro.
Così poco più di 510.000 contribuenti italiani, i soliti noti, si dovranno sobbarcare una consistente parte del nuovo sacrificio in quanto titolari, udite udite, di un reddito familiare superiore ai 90.000 €.
A peggiorare ulteriormente le cose, il decreto introduce un limite superiore del 48% al peso della tassazione applicabile, introducendo così un'agevolazione di fatto per i redditi più alti.
I tanto sbandierati tagli ai costi della politica si sono concretizzati nell'accorpamento dei comuni più piccoli, nella cancellazione prospettica delle province che contano fino a 300.000 abitanti e con l'abolizione dell'utilizzo della business class per i viaggi aerei.
Ovviamente, sono rimasti al loro posto tutti i peggiori privilegi di questa classe politica: retribuzioni dei parlamentari, disponibilità di benefit, asssegno di reintegro nella società e successivo vitalizio in caso di mancata rielezione, benefici di varia natura per gli ex-parlamentari, ...
Nessuna norma che vada ad intaccare i veri patrimoni, che, in un'ottica di contributo proporzionale di tutti i cittadini al sacrificio necessario per il bene della Patria, dovrebbero essere quelli coinvolti in misura maggiore.
Nessuna norma che tenga conto della diversità di composizione delle voci di spesa dei nuclei familiari colpiti dalla nuova iniqua mannaia fiscale.
Nessuna norma che colpisca i patrimoni scudati, che hanno già beneficiato di un trattamento fiscale di assoluto vantaggio al momento del loro rientro in Italia.
Nessuna norma che richieda un contributo a società, con relativi titolari o soci, che siano proprietarie di auto di lusso o di imbarcazioni e di qualsiasi altro bene di lusso.
Certamente, l'elenco potrebbe essere molto più lungo, ma alla base di tutto sta la mancanza di volontà di portare avanti una riforma fiscale che ponga al centro l'effettiva capacità contributiva del singolo nucleo familiare, tenendo conto sì del reddito, ma anche delle spese necessarie che le famiglie sostengono.
In conclusione, ritengo che questa manovra bis non possa che rappresentare la rottura tra l'Italia del ceto medio onesto e l'attuale classe dirigente che si è dimostrata, ancora una volta, incapace di rappresentare le effettive richieste di questo importante segmento della popolazioni.
Prendiamo atto del dispiacere esternato dal Presidente Berlusconi e dal ministro Tremonti per essere costretti a mettere le mani nelle tasche degli Italiani, ma crediamo che non sia stato un dovere e che le alternative avrebbero potuto essere tante se si fossero anteposti gli interessi dell'Italia e degli Italiani a quelli di ristretti circoli di potere che, da tempo immemorabile, fanno il bello ed il cattivo tempo in questo Paese.
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