Approvata a tempo di record, grazie al pressing effettuato dal Presidente Napolitano, la manovra economica, riteniamo che sia preferibile soffermarsi, piuttosto che sui contenuti della manovra stessa, su quelli che potranno essere le prossime mosse del Governo e del Parlamento in materia economica.
Il Paese necessita, da lunghissimo tempo, di cambiare registro attraverso politiche che siano in grado di iniettare una buona dose di fiducia in una società che nutre sempre maggiori timori sul proprio futuro e, soprattutto, sul futuro delle nuove generazioni, ma, finora, il tempo è trascorso invano: tantissime parole e pochissimi fatti.
Il punto fondamentale da affrontare nel brevissimo è certamente quello della riforma fiscale; difatti, non è più accettabile la netta spaccatura tra coloro, principalmente lavoratori dipendenti e pensionati, che sono sottoposti ad un vero e proprio regime vessatorio e coloro che, invece, sfruttando tutti i pertugi e le scappatoie che le normative esistenti offrono si permettono di eludere e, addirittura, evadere totalmente il dovere civico di contribuire al mantenimento della collettività nazionale in misura proporzionale alle proprie disponibilità.
E' lecito che i tanti cittadini onesti di questo splendido Paese attendano con trepidazione che, finalmente, il connubio tra il potere esecutivo ed il potere legislativo produca quella che, per l'Italia, sarebbe una vera e propria rivoluzione, ovvero UN SISTEMA FISCALE EQUO.
A tal fine, crediamo che sia indispensabile una segmentazione fine della nostra società in modo da individuare delle classi di contribuenti sulla base di disponibilità effettive, determinate tenendo conto del maggior numero possibile di variabili che incidono sul bilancio di ciascun nucleo familiare. Anche prescindendo da tutti i trucchi da azzeccagarbugli cui troppi nostri concittadini ricorrono, in un contesto sociale sempre più complesso e variegato come è quello attuale, non è sufficiente fare riferimento ad un unico elemento, il famigerato REDDITO FAMILIARE.
A parità di reddito, ci si può trovare di fronte a situazioni molto diverse dettate dalle condizioni in cui i diversi nuclei familiari si trovano ad agire e non si tirino in ballo gli assegni familiari, le detrazioni, i rimborsi IRPEF e tutte queste amenità che dovrebbero garantire un minimo di equità di trattamento, ma, obiettivamente, riescono a dare ben poco sollievo alle casse delle famiglie che riescono ad usufruirne.
Rapportare la capacità contributiva di ciascun nucleo familiare ad un'analisi dettagliata delle reali condizioni economiche comporta, a nostro avviso, che si prevedano un congruo numero di classi di contribuenti e, di conseguenza, che si prevedano un numero di aliquote fiscali maggiore di quello attuale, andando nella direzione opposta alla tanto sbandierata riduzione degli scaglioni.
Crediamo che sia inutile e dannoso sostenere la posizione demagogica secondo la quale dobbiamo pagare tutti meno tasse! Se vogliamo mantenere servizi di un certo livello, al di là di combattere gli sprechi, dobbiamo necessariamente convincerci che le tasse vanno pagate, ma devono essere pagate in misura equa ed effettivamente proporzionale alle potenzialità economiche di ciascun nucleo familiare, mettendo da parte ogni sorta di trucco, furberia e piagnisteo.
L'obiettivo può essere sintetizzato così
PAGHIAMO TUTTI PROPORZIONALMENTE ALLA EFFETTIVA CAPACITA' ECONOMICA DELLA NOSTRA FAMIGLIA.
lunedì 25 luglio 2011
venerdì 1 luglio 2011
Polemiche pregiudizievoli
Prendendo spunto dal funesto episodio rappresentato dalla morte del cavallo Messi a seguito di un incidente occorsogli durante una delle prove del Palio di Siena, il ministro Brambilla ha ribadito la sua ostilità alla festa senese, bollata come una manifestazione in cui creature viventi vengono sfruttate e rischiano la vita per il solo divertimento dell'uomo, minacciando possibili iniziative volte a sopprimere la manifestazione.
Il coro anti-Palio si è subito allargato anche a diverse associazioni che perseguono l'abolizione di manifestazioni competitive i cui protagonisti sono degli animali.
Premesso che non intendo ergermi a difensore di niente e di nessuno tanto meno del Palio di Siena che ha certamente tutti i mezzi e le capacità per difendersi da questi attacchi, desidero cogliere l'occasione per evidenziare come sarebbe opportuno che tutte le prese di posizione ufficiali, soprattutto da parte di rappresentanti istituzionali, fossero pacate ed evitassero di emettere giudizi che appaiono essere sostanzialmente gratuite sentenze di colpevolezza nei confronti di realtà che, a prescindere da ogni giudizio, sono espressione di organizzazioni sociali strettamente legate alle tradizioni ed alla storia delle popolazioni locali.
D'altra parte, il discorso potrebbe farsi lungo e ci si potrebbe domandare perché non si sollevino proteste ed eccezioni paragonabili a quelle anti-Palio contro manifestazioni sportive che, di tanto in tanto, provocano vittime umane o quale sia il limite oltre il quale si provocano strazio o sofferenze tali da giustificare la richiesta di soppressione di questa o quella manifestazione o di questa o quella pratica.
A mio avviso, gli incidenti sono possibili in tutti i contesti e, quindi, ha senso parlare di abolire una manifestazione o una pratica soltanto nel caso in cui la finalità sia inequivocabilmente violenta o contraria al modello sociale che intendiamo adottare, altrimenti rischieremmo di trovarci a valutare l'abolizione delle manifestazioni motoristiche, degli show aerei, del ciclismo, del pugilato o anche l'utilizzo dei mezzi di trasporto e chissà di quanto altro ancora.
Il coro anti-Palio si è subito allargato anche a diverse associazioni che perseguono l'abolizione di manifestazioni competitive i cui protagonisti sono degli animali.
Premesso che non intendo ergermi a difensore di niente e di nessuno tanto meno del Palio di Siena che ha certamente tutti i mezzi e le capacità per difendersi da questi attacchi, desidero cogliere l'occasione per evidenziare come sarebbe opportuno che tutte le prese di posizione ufficiali, soprattutto da parte di rappresentanti istituzionali, fossero pacate ed evitassero di emettere giudizi che appaiono essere sostanzialmente gratuite sentenze di colpevolezza nei confronti di realtà che, a prescindere da ogni giudizio, sono espressione di organizzazioni sociali strettamente legate alle tradizioni ed alla storia delle popolazioni locali.
D'altra parte, il discorso potrebbe farsi lungo e ci si potrebbe domandare perché non si sollevino proteste ed eccezioni paragonabili a quelle anti-Palio contro manifestazioni sportive che, di tanto in tanto, provocano vittime umane o quale sia il limite oltre il quale si provocano strazio o sofferenze tali da giustificare la richiesta di soppressione di questa o quella manifestazione o di questa o quella pratica.
A mio avviso, gli incidenti sono possibili in tutti i contesti e, quindi, ha senso parlare di abolire una manifestazione o una pratica soltanto nel caso in cui la finalità sia inequivocabilmente violenta o contraria al modello sociale che intendiamo adottare, altrimenti rischieremmo di trovarci a valutare l'abolizione delle manifestazioni motoristiche, degli show aerei, del ciclismo, del pugilato o anche l'utilizzo dei mezzi di trasporto e chissà di quanto altro ancora.
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