L'esigenza di legalità è una richiesta forte e pressante sentita da tutti i cittadini onesti della nostra meravigliosa Italia!
Da troppo tempo tutti noi, cittadini onesti della nostra Nazione, assistiamo impotenti allo scempio della legalità che colpisce nelle aree più sane del Paese!
La legalità è il rispetto della legge senza se e senza ma e, quindi, richiede, da una parte, la repressione di tutti i focolai d'illegalità esistenti e, dall'altra, un'attività preventiva basata sulla lotta a tutte le forme di degrado.
Ovviamente, è più facile a dirsi che a farsi, ma l'Italia ha superato il livello di soglia e non può attendere oltre!
L'emergenza va combattuta con la repressione che deve essere totale, soprattutto nei confronti di quelle sacche d'illegalità che attentano, ogni giorno di più, alla sicurezza dei cittadini.
Le grandi organizzazioni criminali vanno messe alle strette attraverso un grande sforzo di polizia che deve essere supportato da una restrittiva applicazione delle leggi: non è più tollerabile il susseguirsi di scarcerazioni facili a fronte di arresti in flagranza di reato o in presenza di prove di colpevolezza assolutamente schiaccianti.
A sua volta, la politica deve fare il suo dovere riformando celermente l'ordinamento giudiziario per rendere praticabile ed equo il principio della certezza della pena e i magistrati devono essere responsabili delle proprie scelte.
L'immigrazione clandestina deve essere perseguita con caparbietà e non deve essere permesso a nessuno di risiedere impunemente da clandestino all'interno dei confini nazionali.
Il degrado delle nostre aree urbane e delle nostre periferie deve essere combattuto con tutti i mezzi possibili e con il coinvolgimento attivo della cittadinanza che ha il dovere di segnalare l'insorgere di eventuali focolai d'illegalità e ha il diritto di farlo senza dover temere per l'incolumità dei singoli e senza, d'altra parte, dover scivolare nell'infausta scelta della legalità fai da te, che rappresenta l'anticamera della fine dello stato di diritto.
La politica deve guidare il processo di riconquista della legalità, ponendo le basi affinché le strutture del nostro paese siano in grado di risanare lo scempio consumato in questi anni e promuovendo, a livello internazionale, una profonda riforma della gestione degli indirizzi di politica economica, commerciale e sociale.
E' indispensabile che i grandi potentati internazionali mollino la presa dagli organismi che governano l'economia e il commercio nel mondo e che questi organismi mettano al centro della propria missione la cura degli interessi delle popolazioni in luogo, come quasi sempre avvenuto, della salvaguardia degli interessi dei potenti.
L'Italia si è molto spesa a livello internazionale, nel corso degli ultimi anni, per la nobile causa della moratoria della pena di morte, adesso è il tempo che l'Italia faccia sua una battaglia molto più ardua e molto più difficile: LA BATTAGLIA DEI DIRITTI DEI POPOLI!
Questa è una decisiva battaglia di civiltà cui sono legate le sorti del futuro di tutti e noi e delle generazioni che ci seguiranno!
Non c'illudiamo: la repressione è la terapia d'urto per restituire al corpo del nostro Paese una soglia minima di decenza, ma il mondo attuale richiede interventi strutturali di portata molto più ampia volti a ridurre la forbice, allargatasi a dismisura negli ultimi anni, tra i pochi che detengono gran parte della ricchezza e i tanti che soffrono ogni giorno di più.
La via non è quella di novelli Robin Hood impegnati nel sottrarre qualcosa ai ricchi per dare un'elemosina ai poveri, bensì quella di un progetto molto più ambizioso di costruzione di un ordine mondiale basato sul principio della cooperazione tra le diverse parti in gioco: è necessario che i più ricchi contribuiscano volontariamente al miglioramento del livello di vita dei meno fortunati perché l'alternativa non può che essere l'inasprirsi dei conflitti sociali e l'ulteriore rafforzamento dei flussi migratori verso quei paesi che, a torto o a ragione, rappresentano sempre più il miraggio del benessere per settori ogni giorno più ampi della popolazione mondiale.
domenica 27 aprile 2008
domenica 13 aprile 2008
L'oculata gestione internazionale delle risorse
La notizia è che molti paesi del Terzo Mondo sono colpiti da una gravissima carenza di risorse alimentari e, in particolari, di cereali e, in alcuni di essi come Egitto e Costa D'avorio, la crisi ha già prodotto rivolte e violenze.
Anche i paesi ricchi sono interessati da fortissimi aumenti dei prezzi dei cereali e dei loro importantissimi derivati.
L'impatto della crisi dei cereali investe in misura proporzionalmente inversa al reddito in quanto, nelle fasce più bisognose della popolazione, l'incidenza percentuale della spesa per il cibo è molto più alta di quanto lo sia nelle fasce più ricche.
Ancora una volta, le organizzazioni internazionali preposte alla gestione economica hanno evidentemente fallito!
L'impennata della richiesta di cereali è dovuta in larghissima parte alle nuove esigenze alimentari maturate a seguito delle migliorate condizione economiche dei paesi in via di sviluppo.
Positivo il fatto che, in alcuni paesi, le popolazioni possano avere accesso a risorse alimentari maggiori che in passato, ma le grandi organizzazioni mondiali che dovrebbero monitorare questi fenomeni COSA HANNO FATTO?
E' il tempo che la politica torni a occuparsi ai massimi livelli della politica agricola, sono necessari investimenti per ottimizzare i cicli produttivi e per potenziare la capacità produttiva per assicurare alle popolazioni dei vari paesi il più ampio livello possibile di autonomia.
Per perseguire quest'obiettivo serve, anche nei paesi ricchi, del tempo (forse parecchio) e, quindi, è necessario offrire alle fasce deboli della popolazione delle soluzioni tampone che consentano loro, perlomeno, di mantenere i livelli di consumi di prima necessità senza intaccare ulteriormente i loro già magri redditi.
E' ora di svegliarsi per evitare di ritrovarci, tra qualche anno, in piena emergenza alimentare!
Anche i paesi ricchi sono interessati da fortissimi aumenti dei prezzi dei cereali e dei loro importantissimi derivati.
L'impatto della crisi dei cereali investe in misura proporzionalmente inversa al reddito in quanto, nelle fasce più bisognose della popolazione, l'incidenza percentuale della spesa per il cibo è molto più alta di quanto lo sia nelle fasce più ricche.
Ancora una volta, le organizzazioni internazionali preposte alla gestione economica hanno evidentemente fallito!
L'impennata della richiesta di cereali è dovuta in larghissima parte alle nuove esigenze alimentari maturate a seguito delle migliorate condizione economiche dei paesi in via di sviluppo.
Positivo il fatto che, in alcuni paesi, le popolazioni possano avere accesso a risorse alimentari maggiori che in passato, ma le grandi organizzazioni mondiali che dovrebbero monitorare questi fenomeni COSA HANNO FATTO?
E' il tempo che la politica torni a occuparsi ai massimi livelli della politica agricola, sono necessari investimenti per ottimizzare i cicli produttivi e per potenziare la capacità produttiva per assicurare alle popolazioni dei vari paesi il più ampio livello possibile di autonomia.
Per perseguire quest'obiettivo serve, anche nei paesi ricchi, del tempo (forse parecchio) e, quindi, è necessario offrire alle fasce deboli della popolazione delle soluzioni tampone che consentano loro, perlomeno, di mantenere i livelli di consumi di prima necessità senza intaccare ulteriormente i loro già magri redditi.
E' ora di svegliarsi per evitare di ritrovarci, tra qualche anno, in piena emergenza alimentare!
martedì 8 aprile 2008
La questione fiscale in Italia
Da Libero Mercato di oggi:
Le banche pagano in Italia solo il 31,4% di tasse ……… ma, non contente di ciò, puntano a ottenere quanto le banche tedesche hanno già ottenuto nel loro Paese, ovvero tassazione al 29,83%!
Potrebbe anche essere una notizia positiva, peccato che in Italia:
a) il livello medio di imposizione fiscale sia superiore al 40%;
b) le banche e le assicurazioni perpetuino comportamenti vessatori nei confronti dei cittadini;
c) il regime fiscale italiano gravi enormemente sul reddito da lavoro dipendente e lasci alle altre categorie ampi margini di manovra che si traducono in in livelli di elusione ed evasione inaccettabili e molto maggiori che negli altri paesi occidentali.
Il fisco è una delle prime emergenze del paese perchè, attraverso una serie coordinata di riforme, può fornire aiuti importanti alle famiglie, ai ceti meno fortunati, alla ricerca, …
Non ci possiamo permettere regalie nei confronti delle BANCHE, delle ASSICURAZIONI nè dei privati che con il dolo sottraggono importanti risorse alla cittadinanza.
Le Banche e le Assicurazioni devono contribuire in misura maggiore al benessere della comunità sia attraverso l’applicazione di un’apposita patrimoniale sia rivedendo le condizioni applicate ai cittadini e, in particolare, ai meno abbienti.
La contribuzione fiscale dei privati deve essere proporzionale al REDDITO REALE dei contribuenti e non a quello SIMBOLICO che molti nostri concittadini attestano con le loro inattendibili dichiarazioni dei redditi.
Le banche pagano in Italia solo il 31,4% di tasse ……… ma, non contente di ciò, puntano a ottenere quanto le banche tedesche hanno già ottenuto nel loro Paese, ovvero tassazione al 29,83%!
Potrebbe anche essere una notizia positiva, peccato che in Italia:
a) il livello medio di imposizione fiscale sia superiore al 40%;
b) le banche e le assicurazioni perpetuino comportamenti vessatori nei confronti dei cittadini;
c) il regime fiscale italiano gravi enormemente sul reddito da lavoro dipendente e lasci alle altre categorie ampi margini di manovra che si traducono in in livelli di elusione ed evasione inaccettabili e molto maggiori che negli altri paesi occidentali.
Il fisco è una delle prime emergenze del paese perchè, attraverso una serie coordinata di riforme, può fornire aiuti importanti alle famiglie, ai ceti meno fortunati, alla ricerca, …
Non ci possiamo permettere regalie nei confronti delle BANCHE, delle ASSICURAZIONI nè dei privati che con il dolo sottraggono importanti risorse alla cittadinanza.
Le Banche e le Assicurazioni devono contribuire in misura maggiore al benessere della comunità sia attraverso l’applicazione di un’apposita patrimoniale sia rivedendo le condizioni applicate ai cittadini e, in particolare, ai meno abbienti.
La contribuzione fiscale dei privati deve essere proporzionale al REDDITO REALE dei contribuenti e non a quello SIMBOLICO che molti nostri concittadini attestano con le loro inattendibili dichiarazioni dei redditi.
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