Il razzismo è certamente cosa disdicevole e va messo al bando in ogni consesso civile!
Questa affermazione di principio, oltre che politicamente corretta, è condivisa dalla stragrande maggioranza del popolo italiano e deve necessariamente rappresentare un caposaldo della società dei nostri tempi.
Il principio deve avere validità generale e, quindi, non è ammissibile che qualche gruppo etnico o religioso si ritenga esentato dal rispettarlo.
Premesso ciò, non posso esimermi dall'esprimere il mio fermo dissenso dal costume molto diffuso di utilizzare, a fini politici o d'informazione, dei frammenti abilmente estratti da un contesto più ampio.
Le cronache politiche e giudiziarie costituiscono un ricco campionario di accuse e di polemiche fondate su stralci, più o meno recenti, d'intercettazioni, dichiarazioni, discorsi e qualsiasia altra forma di testimonianza scritta o orale.
Nella gran parte dei casi, si tratta di castelli di sabbia destinati a crollare nel giro di pochissimo tempo, che, però, in un'ottica di più o meno breve termine, portano alla ribalta i loro ispiratori e generano dei grandi polveroni che possono produrre degli effetti anche importanti sulla vita di singoli o della collettività.
Temo che a questo filone sia riconducibile la performance del deputato che, nell'aula di Montecitorio, ha letto un articolo di Giorgio Almirante, pubblicato nel 1942 sulla rivista "La Difesa della Razza", per supportare il suo giudizio di assoluta stroncatura del defunto leader del Movimento Sociale Italiano.
Assolutamente legittimo, da parte del deputato, esprimere qualsiasi tipo di giudizio, un po' meno, a mio avviso, il metodo utilizzato; difatti, giudicare la vita di un personaggio, soprattutto se pubblico, basandosi su un campione costruito isolando singoli casi o periodi parziali è una pratica che può legittimare tutto e il contrario di tutto.
Per rendersene conto, basterebbe pensare ai tanti casi di persone che, nel corso della propria vita, hanno vissuto un'evoluzione del proprio pensiero e delle proprie idee.
Per limitarsi a pochi esempi di casa nostra, basterebbe far mente locale sui sostenitori/simpatizzanti del fascismo (comprese le scellerate posizioni razziste) che, successivamente, si sono ritrovati su posizioni politiche anche molto distanti dal loro credo giovanile e sui militanti di lungo corso del Partito Comunista che, nel tempo, hanno scoperto uno stretto feeling con l'America capitalista.
Nell'interesse generale, sarebbe auspicabile mettere da parte questo modo di fare informazione e politica!
giovedì 29 maggio 2008
venerdì 23 maggio 2008
La questione dei rifiuti in Campania
Il tempo scorre inesorabile e, a sedici anni dal suo inizio e dopo mesi di ribalta mediatica, il problema dei rifiuti in Campania rimane sul tavolo e continua a essere uno dei bocconi più ghiotti su cui si avventano i mezzi d'informazione italiani.
Per tanti anni si è gridato allo scandalo per l'incapacità della politica di dipanare questa intricata matassa e di evitare che l'Italia tutta venisse additata, sullo scenario internazionale, come un paese del terzo mondo.
Da molti mesi a questa parte siamo stati investiti sul tema da un alternarsi di tsunami mediatici alternati a momenti di calma piatta sapientemente orchestrati dalla regia della informazione italiana.
Nel corso del primo Consiglio dei Ministri, il nuovo governo Berlusconi ha adottato una serie di provvedimenti che parrebbero indicare un'inversione di tendenza, in quanto l'Esecutivo si assume la responsabilità diretta della gestione dell'emergenza e della definizione delle linee guida per avviare un processo di normalizzazione della situazione.
Pur riservandosi di valutare a tempo debito l'efficacia dei provvedimenti adottati, l'assunzione di responsabilità da parte del Governo dovrebbe essere di per sè una buona notizia, soprattutto in un Paese come l'Italia dove prassi comune è la deresponsabilizzazione della gestione della res publica.
Invece, stiamo assistendo al sollevarsi, nei confronti di questo sussulto di decisionismo governativo, di tante voci critiche che agitano, soprattutto, la bandiera della necessità del dialogo con i cittadini.
Il dialogo con i cittadini è certamente uno dei fondamenti della democrazia, ma, alla fine, tocca alla politica assumere le decisioni nell'interesse dell'intera comunità e, quindi, non è ammissibile alcun potere di veto da parte di realtà che rappresentano interessi di parte.
E' ovvio che a nessuno fa piacere avere le discariche o i termovalorizzatori nelle immediate vicinanze di casa propria e che le scelte della politica devono essere ponderate, ma queste strutture sono dei mali necessari e, quindi, devono trovare una loro collocazione.
D'altra parte, come osservatore non esperto del problema, penso che potrebbe essere un'operazione di educazione civica spiegare all'opinione pubblica:
a) quali criteri sono stati adottati, sul tema della gestione dei rifiuti, dalle altre regioni italiane;
b) se il problema dell'impennata dei livelli d'inquinamento e dell'insorgere di gravi forme di malattia in presenza di discariche è un problema nazionale o è una triste peculiarità di poche zone;
c) se è vero che, in Campania, il problema dell'inquinamento del territorio è notevolmente più forte che nelle altre regioni italiane a causa di loschi traffici gestiti da indisturbati comitati d'affari legati alla politica e alla criminalità organizzata.
Per tanti anni si è gridato allo scandalo per l'incapacità della politica di dipanare questa intricata matassa e di evitare che l'Italia tutta venisse additata, sullo scenario internazionale, come un paese del terzo mondo.
Da molti mesi a questa parte siamo stati investiti sul tema da un alternarsi di tsunami mediatici alternati a momenti di calma piatta sapientemente orchestrati dalla regia della informazione italiana.
Nel corso del primo Consiglio dei Ministri, il nuovo governo Berlusconi ha adottato una serie di provvedimenti che parrebbero indicare un'inversione di tendenza, in quanto l'Esecutivo si assume la responsabilità diretta della gestione dell'emergenza e della definizione delle linee guida per avviare un processo di normalizzazione della situazione.
Pur riservandosi di valutare a tempo debito l'efficacia dei provvedimenti adottati, l'assunzione di responsabilità da parte del Governo dovrebbe essere di per sè una buona notizia, soprattutto in un Paese come l'Italia dove prassi comune è la deresponsabilizzazione della gestione della res publica.
Invece, stiamo assistendo al sollevarsi, nei confronti di questo sussulto di decisionismo governativo, di tante voci critiche che agitano, soprattutto, la bandiera della necessità del dialogo con i cittadini.
Il dialogo con i cittadini è certamente uno dei fondamenti della democrazia, ma, alla fine, tocca alla politica assumere le decisioni nell'interesse dell'intera comunità e, quindi, non è ammissibile alcun potere di veto da parte di realtà che rappresentano interessi di parte.
E' ovvio che a nessuno fa piacere avere le discariche o i termovalorizzatori nelle immediate vicinanze di casa propria e che le scelte della politica devono essere ponderate, ma queste strutture sono dei mali necessari e, quindi, devono trovare una loro collocazione.
D'altra parte, come osservatore non esperto del problema, penso che potrebbe essere un'operazione di educazione civica spiegare all'opinione pubblica:
a) quali criteri sono stati adottati, sul tema della gestione dei rifiuti, dalle altre regioni italiane;
b) se il problema dell'impennata dei livelli d'inquinamento e dell'insorgere di gravi forme di malattia in presenza di discariche è un problema nazionale o è una triste peculiarità di poche zone;
c) se è vero che, in Campania, il problema dell'inquinamento del territorio è notevolmente più forte che nelle altre regioni italiane a causa di loschi traffici gestiti da indisturbati comitati d'affari legati alla politica e alla criminalità organizzata.
venerdì 16 maggio 2008
Se il buongiorno si vede dal mattino ...
I primissimi giorni del nuovo governo Berlusconi sono stati caratterizzati da un nuovo approccio aperto alla collaborazione con i diversi interlocutori della politica e della società civile, ma, soprattutto, da alcune dichiarazioni incoraggianti cui, a breve, si spera che seguano i fatti.
In particolare, ho valutato positivamente le dichiarazioni del ministro Tremonti in merito alla volontà del nuovo esecutivo di individuare in banche ( e spero anche assicurazioni), petrolieri e manager d'oro le parti che saranno chiamate a contribuire alla copertura degli interventi volti a ridurre il carico fiscale sui cittadini.
Banche, assicurazioni e petrolieri sono tra le categorie che in Italia, da sempre, hanno goduto dei maggiori privilegi e ne continuano ad approfittare a mani basse; pertanto, è lecito augurarsi che sia davvero giunto il momento di cambiare questo andazzo !
I manager d'oro, insieme con tutte quelle categorie che godono di trattamenti economici assolutamente spropositati, rappresentano una questione etica, anche perchè , quasi sempre, le loro strabilianti retribuzioni derivano da politiche volte a privilegiare il risultato economico di breve periodo delle aziende, anche a costo di trascurare una vera creazione di valore.
La situazione attuale è frutto di una vera e propria degenerazione del cosiddetto capitalismo manageriale che tanti danni continua a provocare negli Stati Uniti e in tutti i paesi evoluti; quindi, è ora che i governi nazionali e gli organismi sovranazionali ne prendano atto e agiscano di conseguenza per porre freno a un andamento che sta minando alla base le relazioni sociali dei nostri Paesi.
In particolare, ho valutato positivamente le dichiarazioni del ministro Tremonti in merito alla volontà del nuovo esecutivo di individuare in banche ( e spero anche assicurazioni), petrolieri e manager d'oro le parti che saranno chiamate a contribuire alla copertura degli interventi volti a ridurre il carico fiscale sui cittadini.
Banche, assicurazioni e petrolieri sono tra le categorie che in Italia, da sempre, hanno goduto dei maggiori privilegi e ne continuano ad approfittare a mani basse; pertanto, è lecito augurarsi che sia davvero giunto il momento di cambiare questo andazzo !
I manager d'oro, insieme con tutte quelle categorie che godono di trattamenti economici assolutamente spropositati, rappresentano una questione etica, anche perchè , quasi sempre, le loro strabilianti retribuzioni derivano da politiche volte a privilegiare il risultato economico di breve periodo delle aziende, anche a costo di trascurare una vera creazione di valore.
La situazione attuale è frutto di una vera e propria degenerazione del cosiddetto capitalismo manageriale che tanti danni continua a provocare negli Stati Uniti e in tutti i paesi evoluti; quindi, è ora che i governi nazionali e gli organismi sovranazionali ne prendano atto e agiscano di conseguenza per porre freno a un andamento che sta minando alla base le relazioni sociali dei nostri Paesi.
Iscriviti a:
Post (Atom)