domenica 22 giugno 2008

La questione italiana

La prima pagina di Libero di oggi 22 Giugno 2008 titola:
Italia spaccata. Ce l'hanno col Nord.

L'articolo di Gianluigi Paragone è tutto teso a dimostrare l'assoluta esigenza di federalismo, evidenziandola spaccatura esistente tra il Nord, buono ed efficiente, e il Sud, cattivo e sprecone, dell'Italia.

Personalemente, mi sembra un approccio non del tutto corretto al problema; difatti, è vero che la spaccatura del Paese esiste, è sempre esistita e quasi tutti hanno lavorato per renderle ancora più ampia, ma il problema vero non sono nè la questione meridionale di antichissima memoria nè la più recente questione settentrionale, bensì la questione italiana.

L'approccio federalista può essere una strada, ma nessuno s'illuda dei suoi poteri magici. Ciò di cui ha bisogno l'Italia è una profonda rivoluzione culturale che porti all'affermazione definitiva dei principi di responsabilità e di trasparenza nella gestione della res publica.

Questa rivoluzione deve interessare il paese nella sua interezza, difatti, la spaccatura tra Nord e Sud ha radici lontane e le sue responsabilità sono diffuse sull'intero territorio nazionale e, a tal proposito, basterebbe pensare ai beneficiari degli immensi finanziamenti che, come correttamente sottolinea lo stesso articolo di Paragone, sono stati inopinatamente bruciati sull'altare di una modernizzazione del Mezzogiorno, che è rimasta lettera morta.

Un punto di partenza per questa rivoluzione potrebbe essere la selezione della classe dirigente che è un compito proprio del potere politico.

Da questo punto di vista, i messaggi non sono granché incoraggianti, laddove, in zone importanti (ad esempio, la Sicilia) del nostro Paese le possibili forze del cambiamento privilegiano alleanze e rapporti di collaborazione con gruppi di potere che sanno tanto di antico e i cui esponenti non hanno, quindi, dimostrato di brillare come amministratori trasparenti e adeguati alla bisogna.

A volte, sarebbe preferibile vincere di misura e avere le mani libere per innescare la necessaria rivoluzione culturale nel nostro Paese, piuttosto che sbaragliare gli avversari elettorali per poi rimanere impastoiati nei soliti giochi di potere e d'interessi che sono la vera essenza del male che affligge da sempre il nostro Paese.

Campioni nazionali e ... oltre: settore delle telecomunicazioni

... la storia riprende dal momento della prima fatturazione di Fastweb nei miei confronti.

Al di là di qualche inspiegabile strafalcione formale, nella sostanza mi è stato correttamente addebitato il rateo di canone simbolico per il periodo dal 12 Marzo, data dell'attivazione del servizio presso la mia Utenza, al 31 Marzo 2008.

Tutto OK, sino alla successiva fatturazione, quando è emersa in tutto il suo splendore la grande attenzione che questa società ha verso la sua Clientela; difatti, hanno bellamente scaricato sul Cliente tutte le loro inefficienze, applicando alla lettera le condizioni di contratto che, a bella posta, prevedono l'indicazione di una data fissa (nel mio caso il 31 Marzo) come scadenza della promozione applicata.

In aggiunta, nascondendosi dietro un presunto inconveniente tecnico che avrebbe impedito loro di procedere in corso di emissione della fattura precedente, hanno cumulato la fatturazione di due periodo, il saldo del bimestre precedente e l'anticipo del nuovo, generando un impatto economico sensibile anche sul bilancio familiare.

Ovviamente, ho provveduto a chiamare il Servizio Clienti e mi sono imbattuto in una scortese signorina la quale ha affermato:
a) di non avere a disposizione neanche la possibilità di controllare la data di attivazione del servizio sulla mia Utenza;
b) di non essere autorizzata a mettermi in contatto a fornirmi gli estremi di un responsabile Fastweb con cui potere parlare.

Alla fine, a fronte delle mie insistenze, la scortese signorina non ha trovato di meglio che chiudermi il telefono in faccia.

Ho successivamente inviato la solita raccomandata A.R., ma ancora tutto tace.

Nella speranza di potere scrivere una nuova puntata sul ravvedimento di Fastweb, la morale che se ne può trarre è veramente poco edificante: molte società, e certamente Fastweb nell'occasione, operano nei confronti dei propri Clienti con un'arroganza assoluta e ritengono di potere fare il bello e il cattivo tempo a loro piacimento.

Il caso specifico di Fastweb è, a mio avviso, ancora più grave, trattandosi di una società, quotata in Borsa e di proprietà di un'insospettabile colosso elvetico, che bombarda quotidianamente gli Italiani di pubblicità, che, alla luce dell'applicazione pratica, sarebbe tutta da verificare da parte delle Authority competenti.

lunedì 16 giugno 2008

Campioni nazionali e ... oltre: il settore telecomunicazioni

Il settore delle telecomunicazioni è, insieme con banche, assicurazioni e servizi, uno di quelli che maggiori sorprese hanno riservato agli utenti italiani.
Il mio progetto editoriale prevede, alla data, la pubblicazione di due post, rispettivamente pre e post attivazione sulla mia utenza telefonica del servizio erogato da una primaria società nazionale con una forte connotazione internazionale in virtù del suo attuale assetto proprietario.

Gli elementi essenziali della vicenda sono i seguenti:
a) In data 26 Novembre 2007, ho sottoscritto il contratto che prevedeva l’applicazione di un canone mensile simbolico di 9,90 € sino al 31 Marzo 2008 e ho ricevuto un’indicazione, questa ovviamente verbale, che l’iter di attivazione si sarebbe concluso entro la fine dell’anno 2007;
b) Il 3 Dicembre, il servizio Clienti mi ha contattato per confermarmi, con precisione assolutamente svizzera, che, all’inizio della settimana successiva, sarebbe stato fissato l’appuntamento per la verifica tecnica di fattibilità presso la mia abitazione;
c) Il 20 Dicembre, il servizio Clienti ha interrotto il lungo silenzio per comunicarmi l’indisponibilità delle necessarie risorse di centrale fino al 10 Gennaio 2008 , confermandomi, al tempo stesso, che l’attivazione sarebbe stata conclusa entro il mese di Gennaio;
d) Il 9 Gennaio, nuova chiamata del Servizio Clienti per comunicare che l’indisponibilità delle suddette risorse di centrale si sarebbe prolungata fino a fine Febbraio;
e) Ai primi di marzo, il servizio Clienti mi ha contattato per fissare l’installazione dei dispositivi e l’attivazione del servizio per il 12 Marzo;
f) Effettiva attivazione dei servizi di telefonia e ADSL in data 12 Marzo;
g) Attivazione del servizio TV ai primi di Maggio.

In data 10 Gennaio, ho spedito, via raccomandata con ricevuta di ritorno, una missiva nella quale sottoponevo a questa primaria realtà del mercato nazionale i seguenti quesiti:
a) Come può essere giudicato un servizio che richieda un tempo di attivazione, allora ipotetico e poi divenuto realtà, di circa 4 mesi solari dal momento della sottoscrizione del contratto ?
b) Vista l’irriguardosa faciloneria con cui ha lanciato per il mese di Gennaio , quindi a brevissima distanza dalla precedente e con le attivazioni ancora di là da venire, una nuova campagna promozionale promettendo di estendere il canone mensile simbolico a tutto l’anno 2008, quale livello di fiducia ritiene, questo fornitore, di potere riscontrare tra i potenziali Clienti?
c) In considerazione del colpevole ritardo nell’attivazione del servizio, quale trattamento sarebbe stato applicato agli sfortunati Clienti incappati in quest’incresciosa situazione?

E’ probabilmente superfluo registrarlo, ma neanche lo sventolare sul tetto della bandiera rosso-crociata ha contribuito a far sì che questa primaria società si prendesse la briga di rispondere a tali legittime istanze e, quindi, ho deciso di riproporli in questa sede.

La storia continua …

domenica 15 giugno 2008

Campioni nazionali e ... oltre: il settore bancario

Questo post prende spunto da un'esperienza, che rappresenta soltanto l'ultimo episodio di una serie, direttamente vissuta con un campione europeo del settore bancario.

Il caso è banale, ma emblematico del livello di servizio offerta alla clientela retail da un Gruppo che, quotidianamente, s'incensa e viene incensato come un campione europeo del settore bancario e il cui Amministratore Delegato è, ovviamente, uno dei grandi Solone dell'economia italiana ed europea.

Di seguito, vi riporto una breve cronaca dell'ultimo esempio di cattivo servizio da me registrato, ma prima desidero cogliere l'occasione per chiedermi se non sarebbe meglio che il dott. Alessandro Profumo dedicasse un po' più di attenzione a garantire a noi, poveri clienti retail, un livello di servizio che possa essere ritenuto almeno soddisfacente.

Il 2 Giugno scorso è maturata l'operazione di scissione inversa sulle azioni Bastogi il cui effetto era sintetizzabile nei seguenti punti:
a) assegnazione di 2 azioni Brioschi per ogni 3 azioni Bastogi possedute;
b) rettifica del prezo medio di carico delle azioni Bastogi possedute in base allo specifico coefficiente legato all'operazione.

Dalla maturazione dell'operazione al 4 di Giugno, il nostro campione europeo non ha prodotto alcun effetto sul mio dossier titoli, mentre il mercato registrava un picco di speculazione sul titolo Bastogi.

Il pomeriggio del 4 Giugno mi sono, dapprima, rivolto al Servizio Clienti della Banca per sentirmi rispondere che non avevano alcuna previsione sui tempi in cui gli effetti dell'operazione sarebbero stati visibili e, successivamente, il Direttore dell'Agenzia di cui sono cliente che ha preso tempo per informarsi dicendomi che, in effetti, la Banca è un po' lenta nella gestione di questi eventi e che, quindi, i saldi corretti sarebbero stati disponibili entro non più di 30 giorni.

La mattina dopo, il 5 Giugno, ricevo la chiamata del Direttore dell'agenzia, m'informava che tutto si sarebbe risolto entro un massimo di 15 giorni. Nel frattempo, mi era stata bloccata l'operatività sulle azioni Bastogi da me possedute e non si registrava alcuna traccia delle azioni Brioschi rivenienti dall'operazione e tutto ciò mentre la speculazione di mercato imperversava sul titolo Bastogi.

Il pomeriggio del 5 Giugno, una nuova telefonata da parte di un'impiegata dell'agenzia, m'informava, per conto del Direttore, che tutto era stato fatto, ma, per me, la situazione sull'internet banking non è cambiata sino al 6 mattina quando, udite udite, sono comparse sul mio dossier titoli le nuove azioni Brioschi ed è stato rettificato il prezzo medio di carico delle Bastogi.

Nel frattempo, ogni mattina, dal 2 al 4 Giugno, avevo scritto un'email al Servizio Clienti senza ricevere alcuna risposta fino a che la vicenda non si è conclusa, quindi dopo la mattina del 6 Giugno.

sabato 7 giugno 2008

I Solone d'Italia

Prendo spunto dall'articolo odierno redatto dall'inviata di LiberoMercato al convegno dei giovani di Confindustria in corso a S. Margherita per fare qualche piccola riflessione.

La presidente dei giovani di Confindustria, Federica Guidi, ha lanciato una provocazione forte sostenendo che i contratti nazionali del lavoro dovrebbero essere limitati a funzioni di garanzia a vantaggio di una contrattazione individuale basata sul merito.

Ho parlato di provocazione lanciata dalla presidente in quanto, da una parte, il modello italiano attuale è ispirato a criteri assolutamente opposti e, dall'altra, la contrattazione individuale è molto difficile da attuare rispetto a un gran numero di categorie di lavoratori e richiederebbe una sorta di mondo ideale in cui imprenditori e manager privilegiassero, almeno nella stragrande maggioranza, la logica della responsabilità sociale rispetto a quello del profitto sopra ogni altra cosa.

Il numero uno del gruppo Unicredit, Alessandro Profumo, ha sottolineato le difficoltà intrinseche all'applicazione così spinta della contrattazione individuale e ha posto nuovamente al centro del dibattito il tema dei contratti federali, sostenendo che sia assurdo riconoscere la stessa retribuzione in Calabria e a Milano perchè molto diversi sono il livello del costo della vita e le condizioni del mercato del lavoro. Profumo ha, quindi, esemplificato che, in presenza di condizioni contrattuali diversificate per area geografica, Unicredit potrebbe insediare nel Mezzogiorno d'Italia alcune attività, ad esempio centri di back-office, che attualmente tende a localizzare sempre più all'estero.

Il discorso di Profumo riflette, indubbiamente, un problema che è quello di incentivare l'offerta di lavoro nelle regioni meridionali che continuano a registrare tassi di disoccupazione a doppia cifra con multipli notevoli rispetto alle regioni del Centro e, soprattutto, del Nord. D'altra parte, ritengo che l'ipotizzata differenziazione delle modalità contrattuali andrebbe inserita in un più generale ridisegno dell'organizzazione sociale del nostro Paese che preveda il contributo di tutte le categorie e di tutte le aree geografiche allo sviluppo dell'Italia; difatti, sarebbe, a mio avviso, gravissimo pensare che la soluzione della questione occupazionale del nostro Mezzogiorno dovesse essere finanziata dai lavoratori meridionali attraverso l'accettazione sic et simpliciter di retribuzioni più basse.

E', forse, superfluo ricordare il drenaggio di fondi praticato, usando il paravento della questione meridionale, da tante realtà industriali ed economiche del nostro Paese o la malagestione condotta dalla classe politica, locale e nazionale, e da tanti manager della Pubblica Amministrazione.

Comunque sia, ritengo che il nostro Paese potrà tornare a un livello di sviluppo accettabile soltanto attraverso un patto sociale forte e condiviso che coinvolga tutti a tutte le latitudini.
La federalizzazione dei contratti è un aspetto che non potrà essere disgiunta tra i quali, in particolare:
a) creazione di un regime fiscale che smetta di mostrare i muscoli con i deboli e imponga ai veri possessori di grandi patrimoni di contribuire in maniera importante, prevedendo punizioni esemplari per i grandi evasori;
b) revisione delle condizioni di privilegio di cui godono banche, assicurazioni, società petrolifere e società di servizi affinché una parte degli enormi profitti di cui godono vengano ridistribuiti a vantaggio della collettività;
c) politiche d'incentivazione per le famiglie;
d) investimenti a sostegno dell'innovazione reale, con forme stringenti di controllo a garanzia del loro effettivo utilizzo;
e) accettazione di maggiore flessibilità nel lavoro.